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il Miracolo Di San Gennaro

il Miracolo Di San Gennaro

Il miracolo

Il ventre di Napoli è gravido di scaramanzia, credenze, superstizioni. Un po’ per convinzione, un po’ per scherzo, non c’è napoletano che non abbia nella parte più profonda di sé il senso del mistero, dell’imponderabile che si svela in piccoli e grandi prodigi.
In questo fertile terreno cresce e si perpetua il culto di San Gennaro.
Vescovo di Benevento al tempo delle persecuzioni contro i cristiani da parte dell’imperatore romano Diocleziano, Ianuario, questo il suo vero nome, fu incarcerato e condannato a morte per decapitazione per non aver voluto abiurare alla propria fede. Il sangue del martire sgorgato a seguito della esecuzione fu raccolto, pare da una donna, in due ampolle che, nel 431 d.c., circa un secolo dopo la avvenuta esecuzione, furono presentate al Vescovo da una donna in occasione della traslazione delle spoglie del santo da Pozzuoli a Napoli; la donna affermava che quello era il sangue del martire e che era miracoloso. All’improvviso il sangue si liquefece sotto gli occhi esterrefatti del vescovo e dei fedeli che partecipavano alla cerimonia di traslazione.
Da allora il miracolo della liquefazione si ripete ogni anno in ciascuna delle date legate alla storia del santo; la vigilia della prima domenica di maggio (data della traslazione), il 16 dicembre, anniversario della eruzione del Vesuvio del 1631, 19 settembre, data del martirio.
In particolare, la ricorrenza di dicembre ricorda l’eruzione del Vesuvio del 1631; la lava, sgorgata in abbondanza, era ormai giunta alle porte della città: i napoletani, disperati, invocarono la protezione del Santo e la lava, miracolosamente, si fermò proprio ai piedi della statua del santo eretta vicino il porto, risparmiando così la città e i suoi abitanti.
Il miracolo DEVE ripetersi con le cadenze stabilite e, nel caso questo non avvenga, per i napoletani è segno di certa sventura.
L’evento è sicuramente misterioso ed è stato studiato in ogni tempo, anche recentissimo, da numerosi studiosi che non sono mai riusciti a dare una spiegazione scientifica del fenomeno. Certo è, però, che l’ultima volta che il santo si è rifiutato di fare il miracolo è stato nel settembre del 1980, quando, circa due mesi dopo, Napoli fu devastata dal terribile terremoto.
La città ha un rapporto molto stretto, quasi “confidenziale” con il santo. Quando arriva il giorno del Miracolo, le cosiddette “parenti” del Santo, anziane donne che si pretendono discendenti dirette del santo, sin dalle primissime ore del mattino si posizionano in Duomo, nei banchi più vicini all’altare maggiore in cui nessun altro osa sedersi, ed iniziano a recitare nenie, preghiere ed esortazioni al Santo affinché faccia al più presto il miracolo. Man mano che le ore passano e il miracolo non avviene, le esortazioni e le preghiere, da borbottio continuo ed implorante, si fanno via via più alte e irriverenti: il santo viene insultato, lo chiamano “faccia iallunta, ovvero faccia ingiallita, “viecchio dispettuso” perché non vuol concedere ai fedeli il suo cenno di benevolenza e protezione.
Quando poi, finalmente, il sangue si liquefa e il Vescovo mostra alla folla le ampolle in cui danza il sangue rosso vivo che fino a quel momento simile ad una pietra bruna, la gioia è grandissima, il Duomo stracolmo di folla esplode in altissime grida. E’ sicuramente uno degli spettacoli più pittoreschi che Napoli offre.
Per un periodo però l’amore tra Napoli e ed il suo santo è stato offuscato: nel 1799, i francesi occuparono Napoli per dare man forte alla neonata Repubblica Napoletana che aveva scacciato il re Ferdinando di Borbone per far posto ad un ordine sociale nuovo ispirato alla Repubblica Francese. Gli occupanti, consci del grande valore simbolico del miracolo per i napoletani, si presentarono in Duomo per il prodigio di Maggio, convinti che, se il Santo avesse fatto il miracolo in loro presenza, i lazzari napoletani, monarchici nel cuore, li avrebbero accettati ponendo fine ai disordini che si spargevano per la città. Racconta Dumas che le parenti di San Gennaro, torve e ammutolite in prima fila, non pregavano, convinte che il Santo non avrebbe mai fatto il prodigio in presenza di quei senza Dio dei repubblicani giacobini. Invece San Gennaro rinnovò il portento. Le parenti e tutto il popolo uscirono ammutoliti dal Duomo e rinnegarono il Santo che aveva tradito il Re ed il suo popolo. Fu allora che San Gennaro venne sostituito da Sant’Antonio e la chiesa, che desiderava il ritorno dei Borboni sul trono di Napoli, per ammantare di misticismo la presa di Napoli da parte delle armate borboniche capeggiate dal Cradinale Ruffo, fece fare ingresso in Napoli alle truppe Sanfediste accorse per cacciare i Francesi, proprio il 13 giugno, giorno di Sant’Antonio. A memoria di questo evento storico, ancora si conservano quadri dell’epoca, in cui Sant’Antonio rincorre e scaccia San Gennaro con un bastone. Del resto, nel dialetto napoletano fare un “Sant’Antonio” a qualcuno significa ancora dare una solenne legnata!
La frattura però era destinata a durare poco. Napoli non riuscì a detronizzare per sempre il suo protettore, che aveva ancora nel cuore, e già ai primi dell’Ottocento il culto riprese tutto il suo vigore, forse anche perché il Vesuvio aveva ripreso a minacciare la città e Sant’Antonio “cù tutta a bbona vuluntà” non aveva la forza di contrastarlo.
Questo evento misterioso ha poi un’altra caratteristica che lascia interdetti anche i più scettici: nella chiesa dedicata al Santo a Pozzuoli è custodita una pietra porosa su cui si dice San Gennaro sia stato decapitato e che conserva ancora una larga chiazza del sangue versato: quando, nel Duomo di Napoli, il sangue custodito nelle ampolle si liquefa, nello stesso istante la chiazza bruna sulla pietra diventa d’improvviso rosso vivo, come se il sangue di cui è intrisa fosse stato appena versato. Superstizioni? Credenze?

LA PROCESSIONE CITTADINA DI "SAN GENNARO"

1 - Il percorso - Dopo la partenza in via Duomo, la processione si snoderà lungo via San Biagio dei Librai, Spaccanapoli, attraverserà Piazzetta Nilo, Piazza San Domenico Maggiore per giungere in Santa Chiara dove si svolgerà la cerimonia del miracolo. L’eventuale compiersi del prodigio verrà annunciato, come da antico cerimoniale, da un membro della Deputazione con lo sventolio del fazzoletto bianco. Al termine della cerimonia la processione farà ritorno al Duomo passando per via San Sebastiano, via dei Tribunali, via Duomo per concludersi nella Cappella del Tesoro il reliquiario con le ampolle del sangue, come di consueto, sarà esposto ai fedeli per gli otto giorni successivi.
2 - I drappiIl percorso sarà caratterizzato dall’antico rito del lancio dei petali di fiori dai balconi, che si affacciano lungo tutto il percorso della processione, abbelliti ed arricchiti come un tempo, dalle preziose coperte in raso e dai drappi di seta
3 - Il corteo - La processione presenterà questa disposizione: la banda musicale in testa, le insegne del Comune di Napoli e della Regione Campania a seguire, poi gli stendardi delle congregazioni religiose e dei Comuni limitrofi, seguiti dalle statue dei compatroni portate a spalla dai fedeli, quindi i seminaristi, il busto di San Gennaro, il molto reverendo Capitolo Metropolitano con Sua Eccellenza il Vescovo Vicario, il reliquiario contenente le ampolle del sangue seguito da Sua Eminenza  Reverendissima il Cardinale, Arcivescovo di Napoli, accompagnato dal suo Cerimoniere e dai 12 membri della Eccellentissima Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro, con a capo il Presidente,il Sindaco  della città di Napoli. Infine, le autorità cittadine, le associazioni cattoliche e le migliaia di fedeli.


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